Esmeralda


                                                                                  ESMERALDA E IL COCCODRILLO  (I)

Una giovane Ranocchia, chiamata Esmeralda, scivolando da una foglia vide lontano un Coccodrillo e gli venne curiosità di conoscerlo. Ma la famiglia delle Ranocchie fu molto scontenta quando lo venne a sapere.

 Una giorno Esmeralda, la rana spavalda, andava a caccia di zanzare con le sue amiche, quando vide volare sopra di loro la zanzara Spido, la più veloce di tutte le zanzare.

 -Scommetto tre foglie di mentuccia contro una che la prendo,- disse  Esmeralda, mentre Spido la prendeva  in giro  scendendo giù in picchiata,  per schivare all'ultimo la lingua di Esmeralda con una piroetta.

-Andata.- Dissero le altre Ranocchie.

Esmeralda prese a correre dietro alla zanzara, saltellando di foglia in foglia sull'acqua, in una disperata rincorsa in affanno per tentare di afferrarla. La giovane Ranocchia era sempre rimasta nella sua pozza vicino alla riva del lago insieme a  tutte le altre Ranocchie e Ranocchi, ma questa volta Esmeralda, senza rendersene conto, nella foga della scommessa, si stava lasciando alle spalle la pozza sicura e stava per entrare nel lago aperto.

 Un salto dopo l’altro sulle foglie che galleggiavano, finché Esmeralda, arrivata all'ultima foglia della pozza, si trovò sottacqua tuffata nel lago. Quando emerse stordita, si stropicciò gli occhietti tondi con le zampine e per la grande sorpresa rimase muta a osservare per la prima volta il grande lago . Uno sbuffo d'acqua al centro del Lago attrasse la sua attenzione e la Rana sbalordita vide un Coccodrillo. Era la prima volta che ne vedeva uno e pensò che fosse un Ranocchio gigante. Come è bello, pensò. Affascinata e tremante prese a fare salti sull'acqua gracidando nell'aria, per attirare l'attenzione del Coccodrillo. Ma la grande massa verde al centro del Lago rimase immobile. Oh, che stupida che sono, pensò la Rana, certo un Ranocchio così gigantesco non ha interesse per me. Mentre così pensava, una grandine di noci colpì la sua testa e la fece voltare, le Rane più grandi la richiamavano a gesti e con gracidii di spavento. 'Stupida, vuoi proprio dunque attirare il Coccodrillo, smettila e torna indietro nella pozza'.  E quando Esmeralda fu di nuovo sulla foglia di casa, presero a rimproverarla aspramente per la sua sbadataggine e di come quello che aveva visto non era che un disgustoso Coccodrillo, un cacciatore di galline. Uno di un'altra razza da tenere alla larga. Un mostro verde. Altro che Ranocchio gigante, lei era proprio una stupida scema  inesperta.

 

Da quel giorno una grande curiosità aveva preso la Rana. Ogni notte di quella estate, quando c’era almeno uno spicchio di luna sul Lago, Esmeralda, zitta zitta, saltava  di foglia in foglia per vedere il  Coccodrillo emergere dal fondo del lago. E poi pian piano nuotava silenziosa aprendo e chiudendo le zampette a cerchio, fino al Coccodrillo. Gli saliva sulla schiena, si rotolava fin sulla punta della lunga coda  e gli parlava a lungo.-Non mi noti qualcosa di nuovo signor Cocco? Queste scarpine nuove di spicchio d'aglio fatte a mano, per esempio, oppure questa cuffiettina di foglia di basilico. Oh, ma tanto cosa perdo tempo a fare, voialtri non date mai soddisfazione-. E andava avanti così tutta la notte, mentre il Coccodrillo sorpreso non sapeva proprio cosa dire.  

Qualcuna delle Ranocchie la seguì per curiosità, e fece la spia. E subito tutte le Ranocchie presero a sgridare la povera Esmeralda. ‘Noi non siamo Coccodrilli che strisciano. Noi saltiamo. I Coccodrilli stanno sempre a mangiare e dormire. E  poi te lo abbiamo già detto i Coccodrilli sono rubagalline, gente assassina. E che non ti venga  in mente di portarcelo in casa quel tuo Coccodrillo, lo vedi da te come è piccola la pozza, a parte ogni cosa dove lo metti?'

Ma Esmeralda non si rassegnava. 'Tutte queste storie false sui Coccodrilli, si diceva, le hanno messe in giro le galline, non so se mi spiego.  Come se uno poi non dovesse mangiare altro che moscerini. Siete razziste e ignoranti: i leoni coi leoni, le rane con le rane. Tutti a fare sempre le stesse cose. Mantenendo le stesse abitudini. Prendiamo i  Coccodrilli per esempio. Sotto certi aspetti un Coccodrillo è un buon amico per una Ranocchia. Tu ti metti lì su una foglia fresca a gracidare e lui sta in silenzio a sentirti. Al più ogni tanto va giù a farsi i fanghi sul fondo del lago.

Per non starla più  a sentire, le altre Rane la lasciarono fare a suo rischio, purché se ne stesse ben lontana dalla pozza. Ma alcune tra le perfide sorelle Ranocchie, non contente,  la prendevano sempre in giro. Suvvia Esmeralda, portacelo questo tuo  bel Coccodrillo che ci facciamo tante borsettine.


                                                        ESMERALDA  CHIEDE CONSIGLIO AL SAGGIO  (II)

Dove si narra di come Esmeralda fosse presa da mille e mille ambasce, per cui si risolse a chiedere fruttuosi consigli.

 Alla Rana Esmeralda si poneva ora il problema di presentarsi ed essere accettata dal clan dei Coccodrilli. Un problema davvero insolito e ardito.

 A questo proposito non vogliamo ne scoraggiarci ne esagerare inutilmente, ma indubbiamente alcune differenze tra le Rane e i Coccodrilli sussistono, anche se in fondo tutti e due sono verdi. Non bisogna certo dare troppa importanza alle apparenze, ma per esempio la differenza di lunghezza tra una Rana e un Coccodrillo non è un elemento trascurabile in tutte le circostanze. Vero è che le cose sono molto diverse se si considera o meno la coda.  Certo, diceva tra se  Esmeralda, che se poi una ingrassa sembra anche più corta, dovrei mangiare meno polpette di fango fritto con contorno di  zanzare, ne ho prese troppe. gli ultimi tempi specialmente. E poi, continuava a dirsi Esmeralda, la questione è che noi Rane facciamo una vita molto sedentaria, sempre sedute su una foglia, giusto qualche salto ogni tanto, le gazzelle e le giraffe sono snelle perchè corrono e vanno e girano, noi altre Rane abbiamo questa  calma naturale, siamo portate alle lunghe conversazioni.

Ma il tempo passava, Esmeralda passeggiava zitta e ritta sulla riva lungo la pozza, il capo chino, le zampine anteriori dietro le spalle, nel classico andare della Rana Pensatrice. Esmeralda era molto restia a confidarsi con chiunque, ma alla fine si risolse,  e decise che sarebbe andata a consultare il Saggio Ranocchio del Tronco.

Il Saggio Ranocchio aveva  stabile dimora a metà di un tronco d’albero nel cavo  di una tana abbandonata dagli scoiattoli. Il Saggio Ranocchio aveva fama di astuto perchè prendeva alla sprovvista le zanzare più esperte quelle che volano al disopra del livello delle rane nella pozza, le sorprendeva  guizzando la linguetta fuori del cavo, appena le sentiva a tiro dal loro ronzio, senza vederle e senza farsi vedere. Il Saggio Ranocchio si era fatto fama di sapiente per il suo detto: ruggisce il leone, balza la tigre, soffia il vento impetuoso, ma è stata una rana a scoprire l’elettricità. Nessuno sapeva  da dove  veniva il Saggio Ranocchio e perchè, ma questo non ha importanza.

 

Esmeralda si era dunque presentata ai piedi del Tronco e aveva rispettosamente esposto al Saggio Ranocchio i suoi problemi. E non fu invano, perchè Esmeralda ne ebbe in cambio ragionamenti di  illuminante saggezza e di grande pratica applicazione, che furono i seguenti.

Le Rane, disse il Saggio Ranocchio, sono elastiche e gonfiabili, flessibilità questo è il segreto del successo. Ora quello che devi fare, Esmeralda, non è altro che stirarti, stirarti e ancora stirarti, per allungarti. Poi devi tapparti la bocca, le orecchie e il naso,  quindi soffiati e ancora soffiati,  per gonfiarti. Quindi quando sei ben gonfia non devi far altro che ancora stirarti. E così  ripetendo più volte gonfiaggio e stiraggio, puoi diventare larga e lunga quanto vuoi. Modulando opportunamente gonfiaggio e stiraggio, puoi diventare un ippopotamo o un Coccodrillo, a scelta. Devi solo starci attenta, concluse il Saggio Ranocchio.

Una signora ippopotama proprio no, pensò Esmeralda. Dio mio, diventare come uno di quei grassi pazzi maialotti. E trasmise il suo pensiero al Saggio Ranocchio, spiegando di nuovo che la sua propria aspirazione era diventare un Coccodrillo. Una scelta che il Saggio Ranocchio approvò senz’altro.

E’ una scelta degna di una ranocchia  ambiziosa, le confermò il Saggio. I Coccodrilli hanno un’aria regale, nevvero. Certo noi Rane siamo  elastiche e i Coccodrilli sono rigidi, purtuttavia  è una scelta apprezzabile, cara Esmeralda. I Coccodrilli, proseguì il Saggio Ranocchio sono tra gli animali terrestri di una certa consistenza quelli che probabilmente esistono da maggior tempo, infatti come si vede dal loro comportamento sono gli animali che godono di maggior esperienza, accumulata per milioni e milioni di anni. Tutti dovrebbero osservare i Coccodrilli prima di intraprendere una qualsiasi azione. I Coccodrilli non danno consigli, i Coccodrilli badano solo ai loro affari. I Coccodrilli non lavorano, non hanno una casa e mangiano quello che capita a tiro. I Coccodrilli non hanno un capo perchè sono arrivati a una forma di democrazia avanzata. Così parlò il Saggio Ranocchio e niente di più.

La Rana Esmeralda sapeva ora tutto quello che c’era da sapere.

-Vi ho portato una foglia arrotolata, piena di moscerini Vostra Grazia, prendete.- Esmeralda fece un balzo e depositò il dono nel cavo del Tronco.

-Preferivo una grassa zanzara ubriaca,- gracidò la voce dall’interno del cavo.  

 

Tornata alla pozza, Esmeralda non faceva che specchiarsi nell’acqua e pensare da dove dovesse cominciare. Prese a tirarsi la codina. Effettivamente si allunga, mi pare che funzioni. Poi si tappò ben bene e soffiò, soffiò come una disperata, mentre le sue sorelle nascoste dietro i cespugli sghignazzavano e si rotolavano nel fango morendo dal ridere. Cento e cento volte Esmeralda si gonfiò e si stirò afferrando con le zampine anteriori un rametto sospeso sopra la sua testa. Continuò così per ore e ore fino al tramonto.

Le luci del tramonto sul lago allungano le ombre e i pensieri, l’ombra di Esmeralda si allungò a dismisura sull’erba della riva, quando ella ebbe il sole alle spalle. Esmeralda vide la sua  propria ombra muoversi sull’erba, pensò che fosse il riflesso esatto di se stessa, la misurò mentalmente e seppe di essere lunga almeno quanto un Coccodrillo, un sogno. Sopraffatta e stupefatta dalla felicità rimase così ferma in silenzio con lo sguardo volto al centro del lago, in attesa di uno sbuffo d’acqua , il segnale di emersione del suo Coccodrillo dal fondo. 

Finalmente tra mille bolle di schiuma il Coccodrillo emerse, si guardò famelico in giro, gettò uno sguardo distratto alla pozza delle piccole Rane, ma, sorpresa incredibile, vide sulla riva questa ombra di rana smisurata e pensò al pasto di una Rana Gigante. Il Coccodrillo, preda anch’esso della felicità, si allungò nuotando veloce e silenzioso verso Esmeralda.

Esmeralda vide il Coccodrillo dirigersi finalmente verso di lei, Dio mio mi ha notata, pensò, mi cerca, sono davvero diventata  lunga. E rimase immobile, occhi socchiusi, fingendo indifferenza. Non passò che un infinito attimo, Esmeralda vide davanti a se le fauci spalancate del Coccodrillo, a sua volta schiuse le labbrucce per dire buonasera, ma tutto all’improvviso disparve ed ella fu inghiottita nel buio.    

Il silenzio si allungò su tutta la pozza delle Rane, solo si udivano le lacrime del Coccodrillo cadere come gocce sulla superficie del lago. Perché, come vuole la tradizione, in simili circostanze un Coccodrillo piange. No, non piange per il rimorso, che deduzione assurda, piange di rabbia perché il pasto è stato scarso e i suoi compagni lo deridono con gli occhi sornioni. Gli pareva di ascoltare i loro pensieri beffardi. Che fai Ermione, mangi le ranocchiette? sei ridotto male, la prossima volta toccherà alle lumache?

 Ma che cosa è successo veramente al tramonto sul lago?  Il Coccodrillo ha inghiottito Esmeralda o la sua ombra?


                                                                        l’alba delle Ranocchie (III)

Dove si narra di eventi inattesi.

Si leva l’alba nemica del buio, dipinge di rosa le cime degli alberi, si insinua tra i cespugli e striscia fino a illuminare  ogni angolo riposto della Pozza. E’ l’alba delle Ranocchie che arriva . Le Rane si levano, si stirano le zampette, si strofinano sull’erba, fanno il primo tuffo in acqua, si chiamano l’un l’altra, mangiano qualche moscerino e bevono un sorso d’acqua  fangosa.  Ma stamattina c’è qualcosa che non va, come se il sole fosse meno caldo o l’erba meno verde. Per tutti i serpenti d’acqua ! non si vede Esmeralda, sopratutto non si sente Esmeralda.

Dov’è il gracidio petulante della Ranocchietta Esmeralda, che si agita non ancora sveglia del tutto e parla a se stessa con  gli occhietti ancora chiusi: -Oh via, ragazze, che si fa stamane, si va per zanzare?-

Sorprese le Rane si interrogano l'un l'altra, e poi quale chiama, quale grida e cerca in ogni buca, quale infine si tuffa nel fondo della Pozza. Nulla di nulla, Esmeralda è sparita. Uno scherzo, una disgrazia, un rapimento? Ogni ipotesi venne accreditata dalla Gazzetta della Pozza, uscita in edizione straordinaria, ma sopratutto il giornale puntò l’indice sulle Vipere. Vipere forestiere, venute da chissàdove,  si erano vedute girare intorno all’accampamento delle Rane, senza che nessuno ci trovasse da ridire. Era venuto il momento di affrontare la questione, troppo a lungo rinviata. Troppe volte di era sentito dire da una Vipera: -Ma si, Rana più Rana meno.-

 

Tutto il giorno non fu che un agitarsi, un gracidare sommesso di storie che passavano di Rana in Rana da un orecchio all’altro. Grida di falso allarme andavano da una riva all’altra della Pozza, quando finalmente ci fu l’evento decisivo: impronte delle zampine di Esmeralda vennero trovate sulle foglie stagnanti dalla parte della riva che guarda verso  i Coccodrilli. E allora tutto fu chiaro, Esmeralda era stata vittima della sua pazzia, si era diretta verso i Coccodrilli che ne avevano fatto un leggero boccone di antipasto.

Venne sera, e il momento della solita decisione. Accendere il fuoco che fa scappare le zanzare o soffrire l'umidità della notte? Questa volta le Rane eccitate dagli avvenimenti, e col  cuore caldo per il tanto discorrere sulla sparizione di Esmeralda, non ebbero dubbi, corsero in giro a raccogliere gran quantità di rametti secchi  e accesero  il più grande fuoco che Ranocchia della Pozza avesse mai visto.

Tutte le Rane fecero cerchio attorno al fuoco, ballavano, saltavano in gara sopra i rametti ardenti e così presero a cantare tutte in coro:

 

                                                   La signora donna Esmeralda

                                                   Che cantava tutta spavalda

                                                    Non salta certo come un grillo

                                                    Giù nella pancia del Coccodrillo

 

Al tacitarsi del coro, vi fu un attimo come di silenziosa attesa, poi dal lato opposto del Lago le Rane atterrite e sbalordite udirono la voce di Esmeralda che pareva uscire da un pozzo profondo:

 

                                               Fiore di campo rosso e vermiglio

                                               Uno ne trovo  cento ne piglio

                                               Lancia la palla cade il birillo

                                               Sto qua dentro al Coccodrillo

 

Vorrei piuttosto mangiare le penne di un corvo, che dover stare a sentire questa Rana gracidare nel mio stomaco, pensava il malcapitato Coccodrillo.

Dunque Esmeralda si é salvata! E come si ritrova sistemata ora?


                                                                     IL RATTO DI ESMERALDA
Dove si spiegano  i motivi per i quali un Coccodrillo dovrebbe starsene alla larga dalla Rane, anche se poi ci trova un suo tornaconto.
 

Cosa era accaduto dunque, quando il Coccodrillo si era lanciato sull’ombra di Esmeralda?
Risucchiata dalle fauci del Coccodrillo, Esmeralda si ritrova ad atterrare dentro la  pancia del feroce bestione, ma invece di essere spaventata si guarda intorno felice e soddisfatta. Dunque mi ha preso con se a casa sua, pensa la Ranocchia. E poi continua a dirsi: questi Coccodrilli sono davvero persone serie e decise. Non come certi Ranocchi, che stanno a riempirti la testa di chiacchiere tutta l’estate e non fanno che saltellarti intorno da una foglia all’altra. Detto questo, Esmeralda prese a guardarsi intorno con più calma, l’ambiente era spazioso, caldo e confortevole. Dio bono,  come ne aveva abbastanza di dormire nel fango della Pozza, tra due coperte di foglie umide. Venitemi ancora a dire che il fango è il nostro ambiente e che le Ranocchie stanno bene così e son contente da sempre. Quando una ha intraprendenza si fa la sua casa di pelle di Coccodrillo, rivoltatevi voialtre  nel fango. E tutta contenta  e soddisfatta prese a girare lo sguardo attorno, a misurare gli spazi. Laggiù, si diceva, vo’ mettere una credenza coi vetri colorati; a destra faremo fare uno scaffale per la biblioteca;  qua il salottino con le poltrone imbottite di piume e rivestite in pelle di gallina; poi  più avanti si farà venire un cuoco cinese a preparare lo stufato di cane e gatto, che ai Coccodrilli deve piacere di sicuro.  Quanto a me, continuava a dirsi Esmeralda, d’ora in poi vo’ fare la signora, basta coi moscerini, le zanzare e lo star fuori a far chiacchiere tutto il tempo con chiunque, mi ritiro in casa come si conviene alla moglie di un Coccodrillo.

 


Il Coccodrillo, alla fin fine, per amor di pace, si sarebbe anche tenuta questa Ranocchia sullo stomaco, ma c’era un grosso problema. Nonostante tutta la sua smania di diventare una signora rispettabile, Esmeralda non poteva fare a meno di gracidare vergognosamente di continuo e senza un attimo di sosta. La Ranocchia si rendeva conto che ciò era disdicevole al suo nuovo stato sociale e aveva provato di tutto pur di smettere: aveva provato a  tenersi in bocca una meletta, a chiudersi la bocca con le zampette, a masticare foglie gommose e bucce di cocomero, ma l’istinto e la natura ranocchiosa avevano sempre il sopravvento.  Cosicché ogni volta che il Coccodrillo puntava una preda, per aggredirla e mangiarsela, dalle fauci terribili usciva un gracidio d'allarme e la preda fuggiva, con l’aria per di più di non prenderlo neanche sul serio. Guai a colui, cui il destino riserva la compagna sbagliata. Non bastava al Coccodrillo doversi tenere tutto questo gracidio nelle orecchie, adesso cominciava a soffrire la fame, che per quando sia un gran male non era ancora il peggio. Il peggio  era le beffe degli altri Coccodrilli. Ci giravano intorno e affondavano il coltello nella piaga, poco a poco.
Oh via Ermione, avevano cominciato gli altri  Coccodrilli, ti senti male, ti si va prendere qualcosa in farmacia? Avrai mica mangiato una gallina maledetta e adesso ti è il rimasto il suo fantasma parlante nello stomaco? Ma Ermione negava, rispondeva che era solo un leggero mal di stagione, che presto sarebbe passato.  Il gracidio però il giorno dopo era ancora lì e tormentava Ermione. E gli altri Coccodrilli riprendevano implacabili, ormai avevano trovato il loro trastullo, mai più giornate noiose  in attesa di una gallina sperduta, da contendersi l’un l’altro, per doversi poi magari anche sorbire la predica del missionario che teneva il pollaio.
Oh Ermione, diceva uno, non è che ti sei comprata la televisione a colori e non ci dici nulla, via facci vedere un film anche a noi. Mi pare proprio di sentire le notizie della sera, soggiungeva un altro compare. Evviva che si fa così tra noi altri Coccodrilli? non si sarebbe mai pensato che Ermione fosse così egoista.
Ma dopo queste incomprensioni iniziali, le cose presero a girare e i problemi finirono per risolversi.

 


Per quanto le cose avessero il loro lato negativo, il Coccodrillo cominciava ad abituarsi in modo inconsapevole alla Rana. Per quanto non si fossero detti mai nulla di preciso l’un l’altra, alcune abitudini cominciavano a consolidarsi.

Quando si avvicinava una preda, Ermione rinchiudeva Esmeralda dentro due mezze noci di cocco per evitare che un gracidio inopportuno la facesse fuggire. Dopo un buon  pasto, Ermione si sarebbe sentito qualcosa che gli mancava, se non gli fosse arrivata dal fondo la voce della Ranocchietta che gracidava:-Ma é possibile che tu mi debba sempre riempire il salotto di piume e penne di gallina, non si potrebbe mangiare dell’altro una volta tanto! E poi  smetti, dio bono, questa abitudine di rotolarti giù nel fango come un porcello, dovresti startene più a riva, a farti vedere con una bombetta sul capo e a fumar la pipa, avresti finalmente un’aria rispettabile. Visti da lontani voi Coccodrilli sembrate animali così seri, ma certo che da visti da vicino vengono alla luce certe abitudini disgustose.  A  volte comincio a pensare che hanno ragione quelli che vi chiamano rubagalline. Si, proprio così dicono gli altri animali quando vengono ad abbeverarsi al Lago: stiamo attenti che qui in giro ci sono quei Coccodrilli, assassini rubagalline. Noi Ranocchie si viene sempre a sapere tutto. Non crederai che si possa andare aventi così, senza far nulla.-
Ermione taceva senza rispondere. Nel primo pomeriggio, poi, quando il sole era più caldo, il Coccodrillo filava a pelo d’acqua da una sponda all’altra per rinfrescarsi, mentre Esmeralda, stesa una foglia fresca e pulita sulla lingua del Coccodrillo, se ne stava lì seduta a godere il sole e il fresco venticello, assieme all’ebbrezza della velocità.
Alla fine, come accade a ogni novità, il Lago e la Pozza s’erano abituati a questa insolita situazione, ed Esmeralda e il Coccodrillo erano rimasti argomenti di conversazione solo per le Ranocchie pettegole con null’altro da fare alle cinque del pomeriggio, quando si riuniscono a masticare le fogliuzze di tè e a sorbire l’acqua fangosa.  

 


La felicità, o almeno la vita serena, durano il tempo di un sospiro. Dietro le canne sulla riva del lago, piccoli occhietti cattivi spiano la strana coppia. Chi sono? Cosa cercano di fare? Per capirlo dobbiamo fare un passo indietro.
Più volte abbiamo accennato al fatto che sul  Lago il pasto preferito dei Coccodrilli erano le galline, ma da dove venivano questi animali insoliti per quei luoghi?  Ebbene, esse erano le Beate Sorelle del Sacro Chicco di Granoturco, qui venute per assistere un missionario nella diffusione della verità e della fede. Ma come potete intuire, questo loro andare al martirio a causa dei problemi che avevano coi Coccodrilli,  aveva  alla fine spezzato la loro ferma volontà e certo sarebbero fuggite se avessero saputo ove andare. Ormai esse non pensavano  che a se stesse e alla loro salvezza, invece che a quella delle anime dei miscredenti. Invano il missionario le incitava e ricordava loro:- Felici coloro che saranno mangiate dai Coccodrilli, perché diverranno Beate Sorelle-.
Esse s’erano ormai mille e mille volte pentite di essersi convinte a venir qui nel Paese Tropicale, dietro al missionario. Oh, come le aveva incantate bene monsignor Tacchino, per convincerle a partire. Con voce suadente e faconda, egli narrava loro di come avrebbero potute leggere i testi sacri persino agli Elefanti, animali densi di pensiero filosofico antico. Di come avrebbero potuto convertire al pensiero cristiano le belve più feroci e gran rimerito ne sarebbe venuto all’Ordine del Granoturco. Di come avrebbero potuto metter su una scuola per insegnare alle bestie. Di come, essendovi nel Paese Tropicale tanto spazio, ognuna di loro, col tempo s’intende,  avrebbe potuto avere il suo convento e divenir Gallina Priora. E poi il bel viaggio per mare e i larghi orti dove razzolare. Insomma un futuro di meraviglie dove i miscredenti da convertire crescevano a grappoli sui rami e non aspettavano che loro, Beate Sorelle Galline, per cader maturi alla fede.
Una volta sbarcate e arrivate alla loro destinazione, il Lago giustappunto,  le Beate Sorelle ebbero una rapida illusione e una ancora più rapida disillusione. Oh, l’incanto del raggio di sole che prende un colore diverso saettando di foglia in foglia, e il piccolo campo ove il missionario decise di erigere la nuova chiesa, così piena di lombrichi d’ogni sorta mai visti prima d’ora.
E poi, non  appena s’affacciarono sul Lago, le Sorelle furono accolte da un moltitudine di  scimmiette che parevano avide di apprendere la verità e convertirsi, tanto è che vollero subito avere in mano i sacri testi, tendendo le avide e curiose manine. Ma non appena ne ebbero masticato qualche pagina, le scimmiette  presero a tirare i volumi ben  rilegati sulle teste delle Beate Sorelle, tra smorfie di riprovevole  disgusto. Subito dopo le Beate Sorelle furono notate dai Coccodrilli, in specie le più pienotte.  A una di loro sembrò che un Coccodrillo la chiamasse  con gli occhi umidi, come se avesse bisogno di lei. La sventurata si avvicinò e rispose al muto sguardo.  
Ecco dunque di chi sono gli occhietti cattivi e vendicativi che spiano Esmeralda e il Coccodrillo: Le Beate Sorelle del Granoturco.



                                                      GIOIE E DOLORI DI UN MISSIONARIO (V)
Di come a causa della passione di Esmeralda si viene alla resa dei conti e del pericolo gravissimo in cui incorre la Rana.
 
Potranno mai le Beate Galline sfuggire al loro atroce destino?
La luna che ha il volto di rosa  invia i raggi lievi e sottili sulle verdi foglie del Lago. Tutto si tace per un istante, appena la notte si stende, ma subito  salgono al cielo dall’acqua sussurri, voci e suoni. La chitarrina acuta del Grillolargo non interrompe mai la sua serenata e neppure si interrompono i tromboni dei Coccodrilli addormentati e gonfi di galline. Esmeralda é sul primo sonno, quando un odorino saporito e un fil di fumo si  insinuano  nella pancia di Ermione e le fanno sbattere le palpebre. Per mille Rospi, ma questo é un odore di buona cucina, qualcuno sta  friggendo le polpette di moscerino e fango secco, una ricetta casalinga di cui Esmeralda va pazza. Come mosse dal profumino, le zampette della Ranocchia scendono dal lettino. Esmeralda sbanda con gli occhi socchiusi e percorre a ritroso il cammino del fumo fino alla bocca spalancata del Coccodrillo. Volge lo sguardo a riva e cosa vede? Di là dal primo cespuglio a riva lampeggia una padella, qualcuno sta proprio friggendo le polpette, l’odore bollente di olio di coda di topo strizzata avvolge Esmeralda nelle nostalgie dell’infanzia. Stordita e inconsapevole Esmeralda  si tuffa e raggiunge veloce la riva. Tutta bagnata, la Rana s’avvia curiosa e felice verso la luce della padella che frigge sotto la luna, quando d’improvviso tutto si fa buio nero, un cappuccio le soffoca la testa, un colpo la  stordisce e fa appena in tempo a sentire una voce prima di svenire: “L’abbiamo presa” dice la voce.
La luna ha alzato le sopracciglia per la sorpresa, un fringuello millecolori è  uscito rapido in su da un cespuglio, per il resto il Lago non pare accorgersi che Esmeralda è stata rapita. Rapita dunque, ma da chi e perché?
Prima di rispondere a queste domande, facciamo un passo indietro. E’ tempo di dire qualcosa su questo  missionario di cui si é visto in precedenza.
 Il missionario appena sbarcato era stato preso come da un soddisfatto e beato torpore. Il Lago verde e rosso senza un’onda lo ripagava di tutti quei giorni di mal di mare. Un pappagallo, subito fatto chierico chiamato Arcobaleno, che gli ripeteva   ‘Buongiorno Fratello, Biscotto ’,  gli era parso finalmente come un amico di cui potersi fidare.  Alle Beate Galline che subito avevano sollecitato una esplorazione alla ricerca di penitenti e convertiti, aveva risposto di starsene chete, che aveva  bisogno di  contemplare la meraviglia della natura e riflettere sui sacri testi.  
Da allora, in verità, il missionario non era riuscito a combinare nulla di buono, s’era messo comodo tutto il tempo su una sedia a dondolo, a fumarsi una pipetta e a guardare l’anello di terra rossa tutto intorno al lago. Un poco di pesca , i frutti crescevano da soli, l’acqua era fresca, al diavolo le conversioni e la gerarchia.  Ogni tanto mandava una lettera di giustificazione ai superiori  ‘Colendissimi monsignori,  la natura delle creature di questi luoghi lontani è pagana, occorre tempo e prudenza, vi sono consuetudini davvero difficili da far abbandonare, le loro eminenze comprenderanno la peculiarità eccezionale di questa missione....’ .
Ma monsignor Tacchino non se ne stava, tempestava di lettere con tanto di bollo e sigillo, voleva un rapporto sui nuovi  convertiti, una mappa delle terre affidate alla missione, voleva questo, voleva quello, preannunciava una visita del frate ispettore, che suonava già come un inizio di inquisitore.
Più volte le Beate Galline avevano sbirciato sotto la porta dello studio del missionario. Egli mentre leggeva quelle lettere diventava rosso peperone, ne faceva una palla e le buttava fuori dalla finestra, poi cominciava a sbattere la pipetta sul tavolo e prendeva a calci il ritratto in cornice di monsignor Tacchino. Le Beate Galline ogni volta correvano sotto la finestra alla palla di carta, la stendevano e stiravano ben bene con le zampine, ma riuscivano a capirci nulla. Che volete, siam Galline.
Le Beate Galline avevano poi avuto vita dura a causa dei Coccodrilli, come sappiamo, ma anche le Rane ci avevano messo la loro parte.
All’alba le Beate Galline s’alzavano liete e intonavano il salmo del nuovo giorno:
 
                                              O signor delle balene
                                               L’onda va e l’onda viene
                                               O signor delle cicale
                                               L’erba scende  l’erba sale
                                               Tu fai crescer le zucchine
                                               E proteggi noi Galline
 
al che un fila di testoline verdi spuntava dall’erba di fronte alla missione e concludeva il salmo con un cri-cri cra-cra.
A causa di tutto questo complesso di cose, le Beate Galline erano sempre più inferocite e tempestavano il placido missionario, il quale si trovava preso in mezzo tra le Galline e la gerarchia senza veder via d’uscita.
Ma un giorno accadde qualcosa di nuovo, si videro le Beate Galline correre trafelate dalla riva del Lago alla Missione, dissero che avevano visto qualcosa di orribile che non volevano ripetere, ma poi con voce strozzata riuscirono a parlare ‘una Rana, reverendo padre, abbiamo visto una Rana che se ne sta  con un Coccodrillo’ .
E continuarono senza sosta per ore e ore a riempire le orecchie di don Gerundio, che tale era il nome del missionario.

-Ora non ci verrete a dire, reverendo padre, che dobbiamo aver comprensione per la natura diversa di queste creature, che se i Coccodrilli ci mangiano è perchè in fondo siamo chiamate qui per questo. Un Rana con un Coccodrillo, è una cosa inaudita, opera di sicuro del diavolo, si tratterà di sicuro di una strega eretica, converrete con noi, reverendo padre che si tratta di cosa innaturale, ne dovete subito scrivere alle gerarchie, a monsignor Tacchino, che anche di là si provveda-.

E via così ancora berciando e chiocciando fino a sera.
E così a malincuore il missionario s’era risolto a scrivere di questa sospetta unione diabolica perchè la gerarchia ne fosse edotta. Davvero a malincuore perchè il saltellar delle Rane di foglia in foglia, davanti alla missione, lo aiutava a prender sonno nel primo pomeriggio. Quanto ai Coccodrilli poi, era gente che si faceva i fatti suoi e solo un missionario sa quanto valga questa virtù. 
La lettera di denuncia partì e arrivò, Monsignor Tacchino s’era subito stropicciato le mani per la gran soddisfazione, questa lettera avrebbe cancellate una volta per tutte le critiche alle spese per la missione, l’inquisitore sarebbe divenuto un buon alleato, perchè poteva stendere l’ala spirituale del suo potere fino al Paese Tropicale, e il suo potere di incuter terror ne sarebbe accresciuto . Le pene di monsignor Tacchino stavano dunque per finire e si che negli ultimi tempi non glie ne erano mancate. Gli era arrivato il sussurro delle voci che sospiravano, con sospetta benevolenza, “Ooh,  monsignor Tacchino ingrassa, diventa torpido, meglio non spingerlo verso la porta di incarichi superiori, potrebbe far fatica a passarvi”.  Ma ora tutto sarebbe cambiato, si prospettava un processo per eresia e atti impuri nel Paese Tropicale, il primo in tutta la storia. La notizia avrebbe  camminato e sarebbe arrivata in alto.
‘Carta e penna subito’ disse monsignor Tacchino al segretario. E prese subito a scrivere la risposta al missionario. Bisognava attivarsi prendere iniziative. Il Coccodrillo e la Rana andavamo messi sotto accurato processo, un processo che riaffermasse anche laggiù la verità e l’autorità della gerarchia. Le gerarchie volevano esser puntualmente informate d’ogni passo e d’ogni novità. La questione, rammentava ancora nella missiva monsignor Tacchino, aveva un chiaro fondamento, cui certamente il missionario aveva già pensato, nel diluvio sull’arca della salvezza eran salite coppie ben chiare, né mai sarebbe stata ammessa una Rana con un Coccodrillo. E dunque si procedesse, forti anche di questo, a ristabilir l’ordine naturale e sopratutto si cercasse  ogni traccia del diavolo e di stregonerie. S’era presentata una occasione unica per stabilire il potere della gerarchia e non poteva andar perduta a nessun costo.
La risposta partì e arrivò.  Il missionario dovette leggerla alle Beate Galline, subito accorse, e impartì l’ordine. Bisognava che andassero a prendere la Rana e il Coccodrillo. Intanto prendiamo la Rana, fu la presta risposta delle Galline, per il Coccodrillo si procederà poi, quante volte lo stesso missionario non aveva raccomandato cautela e prudenza nelle iniziative.

 E cosa ne sarà dunque della piccola Rana? Forse una innocente finirà sul rogo? Come reagiranno i Coccodrilli?
 


                                                                    ESMERALDA PRIGIONIERA (VI)

Ove si torna a Esmeralda presa prigioniera,
nonché dell' arrivo in suo soccorso del Coccodrillo, Ermione, pentito e irato.

Ermione, il Coccodrillo di Esmeralda, si svegliò con un senso di vuoto allo stomaco. E’ segno di buona salute aver fame appena sveglio, pensò da ottimista il Coccodrillo. Ma qualcosa non gli tornava, nel quadro che la natura dipinge sempre uguale all’alba c’era uno strappo, una pennellata in meno, insomma mancava qualcosa e questo dava un senso di insicurezza. Accidenti, ma perchè non si sentiva cantare Esmeralda davanti al fornello della colazione e prima ancora perché non aveva sentito i suoi saltelli di riscaldamento nel pavimento dello stomaco. Che la Rana avesse deciso di tornarsene in famiglia, finalmente? Ermione si guardò intorno, niente. Nessuna rana a riva, a raccogliere foglioline fresche di mentuccia. La mentuccia che tutte le mattine Esmeralda gli strofinava in gola. Per rinfrescarti l’alito Cocco mio, gli diceva. Così, cercando di non dare nell’occhio, il Coccodrillo si inarcò nell’acqua a testa in giù, spalancò la bocca e si guardò prima in gola e poi nel profondo stomaco, usando l’acqua come specchio. Ma nello specchio dell’acqua non si vide che una faccia di Coccodrillo assonnato. Niente Esmeralda, niente Rane. Gocce di sudore cominciano a scorrere in rivoli tra le scaglie di Ermione, ma i rivoli di sudore sono subito ghiacciati da un gelido pensiero: che si fosse mangiata la piccola nel sonno? Il malvagio avido che scopre con orrore di essersi divorata la propria anima, Otello che scopre l’inganno dopo aver strangolato la fedele Desdemona, Ugolino che sbrana per fame i propri figli. D’ora in poi, Ermione, non potrai più alzare lo sguardo dal pelo dell’acqua. Leggerai negli occhi atterriti delle scimmie e in quelli disgustati delle ippopotame una sola parola: ranicida. Ancora incredulo, Ermione cominciò a scuotersi e a sbattersi sulla superficie dell’acqua, ma non saltava fuori niente, non un pezzetto di zampina o un brandello di pelle verde. Gli altri Coccodrilli al vederlo così saltellare sull’acqua accennarono a chiedergli se ci sarebbe stata una gara di tango in parrocchia con le galline, ma Ermione era distratto, un Coccodrillo diverso dal solito a dir poco. Insomma, senza accorgersene Ermione si trovò a nuotare verso la riva delle Rane. Prima incredule e stupite, poi atterrite, le Rane videro venirsi incontro la massa verde del Coccodrillo che scrutava prima una poi l’altra. Saltarono rapide di terrore di foglia in foglia e di ramo in ramo, finchè furono tutte in alto al sicuro e dai rami presero a fissare il Coccodrillo, piene di rabbia, di terrore e di disprezzo, strette l’una all’altra. Cosa voleva ancora quell’assassino maniaco, non gli bastava essersi presa una Rana, come osava uscire dal suo territorio e invadere quello degli altri. Questo sembrava a Ermione, gli dicessero le Rane.

 



Ermione girò e rigirò più volte davanti alla riva scrutando una ad una le Rane, c’erano tutte le maledette, meno Esmeralda. Dove si era cacciata quella rompiscatole, continuava a chiedersi Ermione senza neppure rendersi conto che la stava cercando. Infine dovette rassegnarsi, e mentre tornava alla sua riva gli venne in mente la vera ragione per cui s’era svegliato con un vuoto allo stomaco. Aveva sognato il Serpente Bavoso immobile e invisibile a bocca aperta disteso nell’erba verde. Nel sogno Esmeralda inseguiva un moscerino e all’ultimo balzo era finita nella bocca del serpente, che si era subito richiusa.

 La fantasia di Ermione sulla via del ritorno non fa che spezzare serpenti in due con un colpo netto di mascella e tirar fuori Rane che assomigliano a Esmeralda. Tornato poi alla sua riva, Ermione cominciò a guardare in modo insolito i suoi fratelli e senza parere passava e ripassava davanti a ognuno di loro, sbirciando tra i loro denti alla ricerca di qualche segno di Rana mangiata. Niente, ma poi chi tra i Coccodrilli si sarebbe azzardato a sfidare la sua vendetta per un così piccolo bocconcino? Così, pieno di sospetti e pensieri, continua a scrutare ogni foglia a terra sulla riva, quando d’improvviso qualcosa di davvero insolito attrae la sua attenzione. Un fil di fumo si levava dalla boscaglia sopra la chiesa del missionario. Ermione, alla ricerca di ogni traccia, si mosse a riva e con quale sorpresa dal fil di fumo udì levarsi le grida di aiuto di Esmeralda:-Fratelli Coccodrilli, soccorretemi, le Galline mi fanno arrosto.-

A balzi, strisciando, abbattendo ogni ostacolo, Ermione arriva sotto al recinto della Parrocchia guidato dalle grida e dal fumo. E vede uno spettacolo davvero insolito per un Coccodrillo, le Galline avevano legato ben stretta Esmeralda a a un rametto e avevano dato fuoco a un mucchietto di foglie secche vicino ai suoi piedi,per poi mettersi tutte a saltellare e a gridare come invasate attorno alla Rana. Ecco l'origine del fil di fumo annusato da Ermione.

Rana eretica, perchè il tuo dio MangiaZanzare non viene a salvarti? Rinnega la tua unione col Coccodrillo e pentiti, ti puoi ancora salvare. Vuoi tu maledire i Coccodrilli, come eretici, dissoluti e rubagalline? Ammetti dunque di esserti fatta il bagno nel brodo benedetto di Gallina, dentro la pancia del Coccodrillo? Bada a pentirti davvero, oppure pagherai per tutte le beate martiri nostre sorelle.

La piccola Giovanna D’Arco però non cedeva, anzi sembrava sfidarle e quelle allora inferocite  attizzavano il rogo sempre più dappresso. Ma mal s’avvisa chi d’un Coccodrillo sfida l’ira, poi che la sua Rana si prese.

 La situazione stava dunque davvero per precipitare, Ermione cercava furibondo un varco nel recinto con la decisa intenzione di precipitarvisi dentro e azzannare tutte le Galline, mentre la Rana cominciava ad andare arrosto, quando la finestra di don Gerundio si aprì sulla scena , apparve una faccia placida e si udì la voce del buon religioso ben distinta giù nel cortile. -Sorelle, fermiamo tutto, non è stregoneria. Ho riflettuto, ho riletto i testi sacri tutta la notte, non è stregoneria, ma solo una questione di impedimento.-

-E con ciò come la mettiamo?- replicarono le Galline stizzite.

La stizza delle Galline s’accende e brucia come lampi, ma é subitamente seguita dal tuono Ermione.

La rete di recinzione della Parrocchia é tirata dai morsi del Coccodrillo e spinta in avanti dai suoi terribili colpi di coda. Qual mai tempesta si sta scatenando sulla placida Parrocchia di don Gerundio?


                                                      ESMERALDA scampa al rogo  (VII)

Ove si riportano i feroci insulti con i quali le Beate Galline sottopongono a umiliazione la povera Esmeralda, accusata di essere strega e messa in catene vicino al rogo. Nonché di Esmeralda sfuggita al rogo,  ma di nuovo rinchiusa in cella dalle Galline.

Tutta la Parrocchia e il suo cortile sono preda alla agitazione e alle incertezze. Troppi avvenimenti contrastanti paiono accadere. Le Galline sono spinte dai dubbi di don Gerundio e dalla vista del rabbioso Coccodrillo a spegnere per ora il rogo di Esmeralda. Intanto Ermione ha invano tentato di scuotere la recinzione e la salda fede delle Galline, ma vede che il pericolo immediato è cessato e dunque torna dai suoi in cerca di alleati e di consigli. Don Gerundio è preso dai canonici dubbi e dai pensieri che stiamo per scoprire. Le Galline approfittano di questa pausa nella tempesta e, tolte le roventi zampette di Esmeralda dai rametti che di malavoglia hanno spento, stizzite prendono così a schernire l’indifesa Esmeralda.


PRIMA GALLINA -Damigella Ranocchietta ora vi teniamo. Scatenate pure i vostri spiriti salterini e vediamo se i cari Coccodrilli verranno qui a liberarvi .-

(Esmeralda si agita sbuffa di rabbia e si gonfia di paura).


SECONDA GALLINA - Oh, guardate come si gonfia e soffia la strega eretica, forse vuole confonderci e assomigliare a una Beata Gallina.-


ESMERALDA - Nessuna potrebbe mai aspirare a diventare così brutta come ti vedo, grassa Gallina. Le sorgenti del Lago con tutta la loro acqua fresca non potrebbero fare meno acido il tuo brodo. -


TERZA GALLINA - Oh, solo il bel Coccodrillo, mezzo cane e mezzo pesce, fa cuocere in umido i belli occhioni rotondi della Ranocchia. Ti riporteremo sul rogo e ti bucheremo ben bene con gli spilloni delle nostre cappe per vedere quando sei cotta a puntino.-


ESMERALDA - Ti si secchino i vermi in bocca a te e al tuo Missionario, sarete tutte fatte a pezzi dai Coccodrilli. Le Rane del Lago salteranno nel vostro sangue e diverranno famose per le loro scarpette rosse.

PRIMA GALLINA - Zitta, strega eretica dannata e svergognata. Ti maledirai quando ti riporteremo al rogo.

(Esmeralda ricondotta in catene nella sua cella alza alte grida).


                                                          IL trattato di pace (VIII)

Ove si narra del dramma intimo del buon Missionario, dapprima svanito di spirito ma poi rinsavito, e combattuto tra le tentazioni della carne e l'ambizione a una nunziatura.
Nonché poi il trattato tra don Gerundio ed Ermione.
Nonché infine, ed ultimo invero, il fiero confronto tra Ermione e tutti gli altri Coccodrilli.


I lamenti di Esmeralda sono uditi dal Missionario. Non visto, egli la rimira prigioniera tra le sbarre della celletta. Già incuriosito dalla sua storia, se ne invaghisce all'istante. Egli apre dunque risoluto il chiavistello della porta della prigione e prende fuori per mano la Ranocchietta. La solitudine, la noiosa convivenza con le Beate Galline, hanno fatto perdere parte del senno al Missionario, che vede ora accanto a lui una misteriosa principessa.


MISSIONARIO - Non so chi sei e da dove vieni, ma sei mia prigioniera. Mia dolce bellezza del Verde Mantello non aver paura, non saltar via. Ti sfiorerò con mano rispettosa i viscidi fianchi, ti bacio queste tue belle e nervose zampette, in segno della tua salvezza e per renderti onore. Ma dimmi dunque chi sei e da dove vieni.-

(Esmeralda furba e rapida intuisce la situazione e cerca di adeguarsi per aver salva la vita)



ESMERALDA- Esmeralda è il mio nome. Esmeralda la Ranocchia Spavalda. Sono figlia del Re dell’Acqua Fresca. Mi sono promessa al Coccodrillo Signor dello Stagno, della Pozza e del Lago. Chiunque tu sia.-

(Il Missionario continua a vaneggiare e cerca di adeguarsi alla situazione).


MISSIONARIO - Oh! io sono il Principe Nero, inviato dal Cielo. Mi chiamano Gerundio. Ma non temere, miracolo della natura, tu non sei mia prigioniera ma ti tengo in mia protezione, come la Gallinella protegge il suo uovo con tutte le sue piume per tenerlo in salvo da ogni offesa rapace. Ti tolgo le catene dalle zampine vai libera. -

Ma poi il Missionario non riesce a resistere alla bella Ranocchia e continua a tenerle la zampetta ben serrata nella sua mano. Esmeralda tenta allora di giocarsi la vita e la sua libertà.


ESMERALDA - Dite, Principe Gerundio, se questo è il vostro nome, quale riscatto devo pagare per essere libera. Vedo che a parole mi lasciate, ma l’intenzione è tenermi ben stretta. (Il Principe Nero parla a vanvera, mi pare proprio matto).-


MISSIONARIO (tra se) - (Che figura ci faccio? Un rispettabile Missionario preso in ostaggio da una Ranocchia. Tutto questo mi confonde e non so cosa dire. Ma d’altra parte se non l'ascolto come fare a conoscere se ella non vorrà adattarsi? Come fare a tentarla?).-


ESMERALDA - Perché non rispondi? Quale riscatto vuoi ottenere? Manda un messaggio ai Coccodrilli. Ehi! Principe Nero, lo vuoi dunque un riscatto, si o no? (E’ meglio che cerchi di saltar via. Costui mi pare pazzo).-


MISSIONARIO (tra se)- (Potrei prometterle le zanzare rosse delle paludi dei monasteri d’Irlanda. La razza di quelle che San Patrizio si portò nelle saccocce umide. Forse si farà tentare da un barattolo di vetro, pieno di lucciole luminose. Come posso disvilupparmi da questa rete di fili sottili. Mi dimentico che sono promesso al Cielo? Come chiedere alla gerarchia di liberarmi? Forse potrei chiedere la dispensa.)-


 ESMERALDA - Ehi, cosa mi dici dunque del mio riscatto. Vi sentite bene signor mio? (Speriamo che i Coccodrilli vengano a salvarmi, così non avrò bisogno di riscatti e principi neri).-

Il Missionario si riscuote, lascia andare la zampetta di Esmeralda, torna di nuovo in se e si fa riflessivo)


MISSIONARIO (tra se) - (Converrà condurre questa battaglia in altro modo. Convincerò il Coccodrillo Ermione a prenderla come moglie regolare, per salvarla dalla condanna al rogo. Inoltre i Coccodrilli dovranno impegnarsi, sul loro onore, a non dar più la caccia alle Galline. Questa Ranocchia per gratitudine verrà a trovarmi di tanto in tanto in Parrocchia. Le Gerarchie saranno contente di tutto ciò e le Beate Galline prenderanno a badare ai fatti loro. La Ranocchia terrà i Coccodrilli e io terrò la Ranocchia.) -

ESMERALDA - Mi sembrate finalmente all’apparenza meno pazzo. Mio Signor Nero, non sarebbe certo la prima volta che una strega innocente va al rogo. Hai forse cambiato idea?-


MISSIONARIO - Perché parli così Esmeralda? Ho da farti una proposta. Dimmi bella principessa, che ne pensi di diventare regina dei Coccodrilli e tramutare la tua prigione in felicità?-

I due si accordano. Un Beata Gallina viene mandata con circospezione a convocare Ermione alla Parrocchia. Segue il dialogo tra il Missionario e il Coccodrillo, ben separati dalla rete di cinta.

 


MISSIONARIO - Vedi Ermione, vedi la tua Ranocchia prigioniera?-


ERMIONE - Di chi? Delle maledette Galline?-


MISSIONARIO - E' mia prigioniera. Io ne dispongo .-

Ermione tenta ancora invano di abbattere la rete.


ERMIONE - Maledizione non c’è rimedio. Questa Ranocchia mi infastidiva, ma alla fine mi ci ero affezionata. Se potessi solo mangiare una qualsiasi cosa verserei lacrime di Coccodrillo. Posso prendermela solo con la volubilità della fortuna.-

MISSIONARIO - Invece c’è rimedio quanto basta signor mio Coccodrillo. Consenti a onor tuo di sposare Esmeralda in Parrocchia e a non rubare più Galline, ne tu ne i tuoi.-

ERMIONE - Posso acconsentire per me. Mi ritiro per obbligare gli altri Coccodrilli.-

Ermione torna all’ansa del Lago ove dimorano i Coccodrilli e li raduna.

UN COCCODRILLO - E così Ermione, nobile tra i Coccodrilli, dovremo rinunciare a mangiare grasse Galline perché si possa salvare questa tua meravigliosa Ranocchia? Come hai potuto contrarre questo impegno senza sentire sul tuo capo la vergogna del nostro rimprovero? Non mi resta che abbandonare questa parte del Lago e andarmene altrove. Mai più rivederti. Dovrei altrimenti dichiarare una guerra fratricida.-

Questo se ne va. Alcuni Coccodrilli lo seguono in silenzio.


ERMIONE - Ma parliamo di Galline, signori miei! Venute da fuori. Misero cibo di importazione. Ci faremo dunque il disonore di ritenerci tanto abietti, vili e poveri da abbandonare una creatura delle nostre acque per interesse? -


SECONDO COCCODRILLO - Per il patto scellerato di Ermione le Galline sono perdute per noi, dovremo tornare a mangiare la solita zuppa! Ci troviamo imparentati con le Ranocchie. Cos’altro si tiene in seno per noi la sorte? Dovremo metterci a caccia di zanzare per far la dote alle Ranocchie? Portare vermi sempre più lunghi ai becchi pettegoli delle Galline? Ridurci a mangiare erba? Ermione ha negoziato gli articoli, il Missionario li ha approvati ed è stato ben lieto di barattare tutto un pollaio di grasse Galline per una Ranocchia. E non possiamo biasimarlo. Cosa glie ne importa. Essi regalano la roba nostra, non la loro. Ermione si è svenduto ogni grassa Gallina per un soldo di Ranocchia. I banchieri possono spartirsi a buon mercato la preda dei loro affari, comprarsi amici e spassarsela da gran signori finché tutto sia svanito. Ma il Tapino che è stato da loro derubato di ogni avere non può neanche piangerci sopra, mostra le mani vuote senza speranza, scuote la testa e se ne sta lì solitario e tremante, tutto gli è stato strappato ed è pronto a morire di fame. Così noi Coccodrilli dovremo starcene disprezzati e morderci la lingua per saziare il nostro giusto appetito. Ce ne andremo via di qui, orgogliosi, piuttosto che rinunciare al nostro legittimo diritto. Mai più giorno verrà che torneremo a spiegar la nostra insegna su queste acque. Resti solo per sempre con il tuo baratto, Ermione.-

Anche il secondo Coccodrillo si allontana e tutto il resto del branco lo segue.

Ermione ora deve scegliere. Richiamare indietro i Coccodrilli e rinunciare al patto lasciando Esmeralda condannata, o salvare la Ranocchia, ma tradire le origini e tradizioni della sua stirpe e le dolci consuetudini?

Beato colui che il destino non lascia solo a decidere, ma chiama il caso in suo aiuto. Oppresso dai rimpianti egli potrà sempre maledire la sorte avversa, invece che rivoltarsi in se medesimo per le sue scelte. Ma inutilmente alzi gli occhi al cielo o Ermione, gli Dei che proteggono i Coccodrilli non sono più sopra di te, gioca dunque a dadi contro te stesso.


                                                                                             FINE


 

 


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Ultimo aggiornamento: 26-10-09.