Solo Siberia


 

DANIELE Castiglioni     Appunti di viaggio

 

Stazione di Petrovskij Zavod
Petrovskij Zavod: da qui verso ovest inizia la tratta siberiana orientale della ferrovia transiberiana
 


Stazione di Petrovskij Zavod

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


  Estate 2003


             


                                                                                      igor

                     

Igor è simpatico, ma vive una vita tutta sua, che forse vorremmo anche tutti noi assaggiare almeno una volta,

per uscire dalle abitudini che ci siamo imposte.

Viveva a Pietroburgo, da poco si è presentato qui e si è fatto ospitare in questa famiglia in cui ha un amico;

non lavora e mi dicono stia cercando un sistema per farsi passare invalido e percepire la pensione per il

resto della vita, intanto ha conosciuto in questo paese una donna che vive sola con la figlia avuta da un

precedente matrimonio e si è subito trasferito da lei, che per ora rimane ignara del fatto che ad ovest Igor ha

moglie e due figli.


                                                             L'ESERCITO

L’esercito gode di grande popolarità e considerazione, perlomeno come opportunità di lavoro

per i ragazzi; infatti tutti ripetono che l’esercito paga bene ed è ambito sistemare per tutta la vita il proprio

corpo all’interno di una divisa. Vengo anche a sapere che alla fine del rapporto di lavoro con l’esercito lo

stato russo garantisce una casa per la vecchiaia ad ognuno dei soldati od ufficiali, una specie di liquidazione

“edile”. L’esercito, direttamente o indirettamente, garantisce ancora molti posti di lavoro e questo deve

rendere ancora accattivante l’immagine del soldato.


                                                 Olga Nikolaevna

Un giorno Anastasija torna da scuola e mi racconta che la direttrice del suo complesso scolastico, Olga

Nikolaevna, desidera incontrarmi. Già avevo incontrato la professoressa del suo corso nei corridoi

dell’istituto, e con lei avevo addirittura parlato in francese, poiché desiderava vedermi e parlare con un

italiano! In breve, dunque, si è diffusa all’interno della scuola la notizia circa la presenza di un italiano in città

e la direttrice, incredula, in un primo momento aveva seriamente pensato che si trattasse di uno scherzo.

Visto che questa voce veniva confermata, ma rimanendo al riguardo scettica, voleva vederci chiaro e quindi

ha chiesto alla sua alunna di portarmi da lei, se fossi realmente esistito! Anastasija si trova in soggezione

davanti ad una delle massime autorità della scuola, ma deve presenziare con me all’incontro, quindi mi

accompagna. È evidente lo stato di imbarazzo della ragazza che si avvicina con me alla porta della

direttrice, soprattutto se confrontato con il mio stato d’animo di assoluta (normalissima d’altronde) tranquillità.

Appena entriamo saluto e vengo salutato dalla signora Olga, robusta donna bionda dagli immancabili occhi

azzurri, in maniera abbastanza formale; poi inizia una conversazione strana, ma di cui ormai in Russia non

mi stupisco, in cui mi viene chiesto (da una persona che di certo non ha poteri di polizia!) con tono

lievemente inquisitorio se il mio visto mi permette di soggiornare a Svobodny (mi chiede se Svobodny è

compresa nell’elenco di città in cui posso risiedere). Forse cerca di ostentare la sua posizione di potere,

forse è una domanda normale per lei, comunque dopo tre viaggi in Russia, soprattutto in queste zone, inizio

ad avere un po’ di dimestichezza con queste situazioni e rispondo con tono più che sicuro che il mio visto mi

permette di stare in tutte le città che voglio e che sono già stato dalla polizia. Terminato questo discorso, la

conversazione assume toni migliori. Innanzitutto Olga ripete che non solo pensava che fosse uno scherzo la

notizia della mia presenza, ma che avrebbe sempre considerato impossibile la presenza di un italiano a

Svobodny…fino ad ora!...poiché ritiene la città priva di interesse. Per questo appena ha saputo ha voluto

rendersi conto di persona. Parliamo un po’ in generale delle solite cose, poi ci lasciamo con la promessa che

andrò a cena a casa sua, perché vuole conoscermi meglio. Accetto volentieri, anche perché ho capito che

dopo il contatto iniziale questa signora nasconde, come quasi tutti i russi, un animo gentile ed ospitale. E poi

non vedo l’ora di farmi una bella mangiata. Inoltre ci chiede se abbiamo bisogno di qualcosa, qualsiasi cosa,

e dal modo in cui pone la domanda capisco che intende alludere anche ai soldi e se io e Anastasija

avessimo chiesto dei soldi, ci avrebbe dato qualcosa! Inizio a capire un po’ meglio ora la strana voglia di tutti

di conoscermi e di vedermi, soprattutto per il fatto di essere italiano, mentre ad esempio inglesi ed americani

pare siano più “popolari”, pur nella rarità, da queste parti.

Il giorno seguente alle 17.10 siamo a cena a casa della signora Olga. Come pensavo, si dimostra

immediatamente allegra, cortese e simpatica e capisco che mi piacerà tantissimo questa serata. Una foto

del padre in alta uniforme dell’esercito, al cospetto di Putin per ricevere un’onorificenza, troneggia in salotto.

Ci accomodiamo e ci presenta il figlio dodicenne Misha, che però uscirà quasi subito di casa. La tavola è

imbandita in modo succulento e mi sale l’acquolina in bocca a vedere tutto quello che abbonda sulla

tovaglia. Si inizia rigorosamente con un brindisi e la bottiglia di wodka viene aperta subito. È buonissima,

cosi dolce che pare di intingere la lingua nel miele, anche se poi quando passa dalla gola i 40 gradi si

sentono tutti. Posso ricordare solo una parte di tutto quello che è passato sotto i miei occhi e nelle fauci: vari

salami, formaggi, carote, pesce fritto, gli immancabili cetrioli, una montagna di pasta in mio onore con uno

spesso sugo di peperoni e pomodori, carne grigliata, molte insalate di carne e pesce, torta alla panna e

gelato, tutto innaffiato da vino e soprattutto wodka. Fine cena ore 21.45, come ad un matrimonio!

Durante tutta la serata chiacchieriamo piacevolmente su una moltitudine di argomenti, seri e meno seri, a

volte il livello della conversazione è abbastanza alto e profondo, e con il mio russo, anche se tutt’altro che

perfetto, riesco comunque a limitare i danni e se qualche discorso diviene troppo ostico Olga mi soccorre in

inglese, che conosce. Parlando di W.T.O. (esatto!), condizioni del lavoro e commercianti cinesi, la padrona

di casa mi dice che una volta è stata in Cina e ha visto una cartina politica del paese, appesa in un luogo

pubblico, in cui la regione russa dell’Amurskaja oblast era inglobata già nei confini territoriali cinesi.

Durante la serata Olga telefona alla figlia sposata per avvisarla che ha a cena un italiano, ma lei rifiuterà di

crederle nella maniera più categorica, anche dopo aver parlato proprio con il sottoscritto, cosi scattiamo una

foto ricordo che verrà poi mostrata, con orgoglio immagino, dalla madre all’incredula figliola.

Un momento spassoso si ha quando Olga inizia a suonare qualcosa al pianoforte e a me viene l’idea di

cantare le canzoni popolari russe che imparo ogni tanto a lezione e di cui ricordo parecchie strofe, risultato:

Olga suona e canta, io canto e…Anastasija si vergogna. Arriva anche il momento di lasciarci e a malincuore

mi avvio a casa, ricorderò infatti questa serata come una delle più piacevoli trascorse nel mese di vacanza,

soprattutto per la brillante conversazione che rivela in Olga una persona di una certa cultura. Devo

ulteriormente essere grato a questa signora per l’opportunità che ci concederà il giorno seguente. Per

soddisfare il mio desiderio di ammirare il più bel paesaggio della zona infatti ci procurerà, tramite

conoscenze, un pulmino con autista “per portare l’italiano in visita in città all’alta collina, 30 km fuori città, con

vista sul fiume Zeja ghiacciato”.

Per finire posso ricordare la richiesta di poter scrivere un articolo sulla mia permanenza in città sul giornale

locale, di cui Olga si occuperà personalmente; mai prima d’ora qualcuno mi aveva fatto una richiesta simile.


 

  Estate 2006          


                                                  Kupè

Poco prima di arrivare alla stazione decido di fare una deviazione ad un mercato a lato della strada per comprare qualcosa per il viaggio notturno in treno. Sono passate le 19 e tutti stanno chiudendo le loro scatole di lamiera arrugginita in cui sono esposte le merci, la giornata di lavoro è quasi terminata. Ogni commerciante ha a disposizione pochi metri quadrati di spazio racchiusi in gusci di metallo arrugginito o verniciato malamente, delle specie di piccoli container che tutte le sere vengono chiusi con catenacci. Qui c’è tutto ciò di cui posso aver bisogno, dai prodotti alimentari ai fazzoletti, alle scarpe e via dicendo. Come sempre in questi mercati sulla strada si nota la presenza cospicua di cinesi, che si affannano in tutti i modi per attrarre clienti, vendere le loro merci, cambiare i soldi, sono sempre in movimento. I prezzi esposti vanno in genere ridotti della metà o anche più con un’abile contrattazione con i mercanti dagli occhi a mandorla. Con i russi è diverso, la forbice di prezzo su cui contrattare è minore. A fine giornata gruppetti di cinesi si cimentano in arditi esercizi fisici spingendo carriole e carretti stracolmi all’inverosimile di ogni mercanzia, al limite delle possibilità fisiche di un individuo. Dopo un’attenta valutazione decido di non comprare nulla da mangiare, è cosi caldo che non ho voglia di cenare, anche se non mi ricordo nemmeno quando ho pranzato l’ultima volta, inoltre ho pochi soldi e cosi opto per un acquisto da viaggio tipicamente russo, che costituirà l’intera mia cena: una bottiglia di birra da un litro e mezzo, "Amur pivo" per l’esattezza. C’è un motivo preciso che mi costringe a tirare la cinghia, rinunciando anche a mangiare, ed è il prezzo che ho dovuto sborsare nel pomeriggio per il biglietto del treno. Per il solito viaggio, di cui conosco a memoria il costo, mi è stata chiesta una cifra tre volte più alta. Penso siano gli effetti combinati dell’inflazione e della privatizzazione delle ferrovie, ma solo salito sul treno scopro la vera ragione di questo mostruoso aumento delle tariffe. Ho dovuto ripiegare sulla prima classe, poiché tutti gli altri posti erano già prenotati, ma ciò non giustifica un tale vertiginoso prezzo, di solito non è mai stato cosi nemmeno in kupè (cioè la prima classe) infatti. La provodnitsa sul binario mi sorride appena vede il passaporto italiano, pensando come sempre cosa diavolo possa fare uno straniero su quel treno, diretto ad un paese qualunque, appena salito sul convoglio mi dirigo al mio scompartimento e già dal corridoio inizio a notare qualcosa di strano, un’atmosfera diversa dal solito, che non riesco però ancora a decifrare. Giunto al numero di posto assegnatomi apro la porta scorrevole e quasi non credo ai miei occhi! La struttura del vagone è come quella di un normale kupè, ma gli accessori e in generale l’eleganza e le "rifiniture" sono di lusso, se cosi si può dire: al finestrino si trova una tendina candida in stoffa leggera, con pieghe civettuole e profumate, il tavolino per la cena è rivestito da una tovaglia pulita decorata con un pizzo intorno all’orlo e su di essa fa bella mostra un menu del ristorante, foderato in una copertina di pelle color bordeaux. Inizio a capire…e ripenso alle parole dell’impiegata che mi ha venduto il biglietto nel pomeriggio, infatti aveva detto qualcosa in merito alla classe rimasta libera sul treno, a cui non avevo prestato attenzione, salvo trasalire al momento di pagare quanto richiestomi. Adesso capisco che mi aveva avvisato che era rimasta libera solo la classe kupè plus, cioè ancora meglio del kupè, più di una prima classe insomma. Pazienza, ormai sono qui. Sono e sarò solo nel mio scompartimento lungo tutto il viaggio, infatti questa sistemazione è troppo cara per la maggior parte dei russi.


                                                  Il riscatto

Parenti, amici e vicini di casa attendono sorridenti lo sposo fuori dall’ingresso del condominio per il superamento delle prove da espletare prima di poter vedere la sposa. Una zia di Anastasia ed un’amica, che è anche la testimone, accolgono con frasi di rito lo sposo, dando inizio alla consuetudine del riscatto della sposa. Olga, una robusta signora amica di famiglia, accompagna Andrei in questi convulsi momenti. "La sposa si è annoiata da sola a casa e i parenti stanno aspettando da tempo il tuo arrivo, Andrei" – affermano zia Lyudmila e Yulia, l’amica. Servono quindi dei regali per ricompensare tutti quelli che erano in attesa. Tre bottiglie di limonata, due tavolette di cioccolata, frutti e qualche piccola offerta in denaro e si può proseguire. Un bambino con un grosso recipiente di vetro in cui lo sposo inserisce le banconote svolge la funzione di banca. Siamo appena all’inizio, la prova continua: la zia Lyudmila è vestita da infermiera e si appresta ad auscultare il cuore di Andrei, con un vero stetoscopio! Dopodichè bisogna controllare la lingua, osservata con l’aiuto della piccola spatola di legno. Tutto ciò si svolge tra le risate generali dei parenti. Lo sposo invece è più preoccupato, non sa infatti ancora quante prove lo aspettano. Dopo la visita medica deve gridare a gran voce il suo amore per la sposa, cosi forte che lei possa sentire le sue parole da dentro casa. Almeno dieci parole d’amore devono essere pronunciate ad alta voce, infine un’altra offerta in denaro. Ora si può salire per le scale del condominio che portano all’appartamento di Anastasia, ma prima degli scalini Andrej deve scegliere tra alcuni cuori di cartone di vari colori posti sul pavimento, dietro ad ognuno è scritto il motivo per cui ha deciso di sposarsi (amore, soldi, bellezza, ecc.). Ispirato o fortunato, Andrei sceglie il cuore rosso, dietro a cui è scritto "per amore"! Applauso generale. Il sorriso sulle labbra del giovane ragazzo dura un lampo, subito un’altra prova lo attende, non è permesso deconcentrarsi. Per salire gli scalini deve indovinare a cosa corrispondono i numeri scritti su fogliettini di carta e appiccicati alla parete in corrispondenza di ogni gradino. Ad ogni errore bisogna pagare una multa alla "banca". Nell’ordine, tra gli altri, si susseguono: il numero di cellulare della giovane sposa, data di nascita della futura suocera, il giorno dell’innamoramento, il giorno in cui gli sposi si sono visti per la prima volta, il codice postale della città della sposa…e finalmente si giunge al pianerottolo dell’appartamento.

Per varcare la soglia d’ingresso, ad un metro, è necessaria ancora parecchia fatica. Tutti i parenti intanto si accalcano sulla piccola scala, sgomitano, vogliono vedere, ridono, parlano, esultano in un tripudio di allegra vivacità. Sono spinto da tutte le parti, ma riesco ad essere in buona posizione per osservare il proseguimento del riscatto, soprattutto ora che si sta per entrare in casa e devo portarmi il più possibile vicino alla porta per poi non venir spinto lontano dallo sposo quando sarà in casa. Tre tazze colme di acqua stanno di fronte ad Andrej, deve sceglierne una e assaggiarla per sapere come sarà il gusto della vita matrimoniale: salato, dolce o aspro (ogni tazza contiene acqua e sale, acqua e zucchero, acqua e limone). Andrei ancora una volta stupisce tutti e sceglie proprio la tazza dolce! Ora due prove visive: riconoscere il contorno delle labbra della sposa, impresso su un foglio con il rossetto, assieme al profilo di altre labbra di donne della famiglia. Ad ogni errore una multa. Infine, sulla soglia di casa, riconoscere attraverso un velo cartaceo la foto dell’amata, mischiata ad altre foto di donne. Ancora un paio di bottiglie di vino come regalo per i genitori della sposa e Andrej è in casa. Gli viene ripetuto di avere ancora un attimo di pazienza prima di abbracciare la sua Anastasia, di aspettare ancora un istante, di non soffocarla subito con un abbraccio, e intanto viene guidato verso la stanza dove la sposa lo attende. Andrej entra silenzioso e perplesso. La sposa è di spalle e non si volta. Sento delle risatine soffocate tra i parenti dietro di me, attraverso il velo mi pare di notare che la testa della sposa sia un po’ troppo grossa, qualcosa non mi torna. Andrej si abbassa titubante verso di lei per baciarla, ma balza subito indietro di un passo: è Kolya, non è la sposa! Avvolto tra due spesse tende bianche di solito appese alla finestra e coperto da un velo, nella stanza si trova il marito della cugina Irina.

 

                                                     

 

 

 

                                           ZAGS        

All’orario stabilito tutti sono al zags, l’ufficio dove in Russia si celebrano i matrimoni, qui ospitato in una stanza al piano terra dell’edificio in cui si trova anche l’unico albergo del paese. È lo stesso luogo in cui si è sposato lo scorso anno il fratello di Anastasia; si tratta di una costruzione di due piani, con intonaco scrostato color panna intervallato da colonne bianche. I serramenti attorno alle finestre sono dipinti con un azzurro intenso e si riflettono nelle pozzanghere che invadono lo spiazzo antistante lo stabile. Entrano per primi sposi e testimoni, seguiti dalla massa di parenti estremamente silenziosi e rispettosi del momento importante. La signora incaricata delle cerimonie per quel giorno attende un attimo e poi permette agli sposi di entrare nella piccola stanza bianca e decorata, sulla sui sommità troneggia uno scudo con il simbolo dello stato, le due aquile incrociate. Un altoparlante gracchia musica cerimoniale, poi l’impiegata inizia a parlare lentamente, meccanicamente, gesticolando con calma, articolando il discorso con varie pause. Non tutti possono entrare fisicamente nella corta stanza, quindi si fermano sulla soglia ad ascoltare. Ad un certo punto viene pronunciato il fatidico "si" e si passa alla firma del certificato di matrimonio, allo scambio degli anelli, in una decina di minuti tutto è concluso. Il nonno di Anastasia si commuove e versa qualche lacrima, asciugandosi il viso con un enorme fazzoletto verde. Ora i miei amici sono marito e moglie. Una fila ordinata di amici e parenti attornia gli sposi per congratularsi con loro e baciarli. Un altro veloce brindisi, come da tradizione, si svolge nel corridoio angusto oltre la porta della stanza bianca, giusto il tempo di vuotare un paio di bottiglie di spumante, poi i parenti escono lasciando soli gli sposi, che usciranno trionfalmente dalla porta principale. Andrej prende in braccio la sposa ed esce dal portone d’ingresso con la sua dolce metà portata a braccia, mentre un uragano di riso, chicchi di semolino e monete li invade da capo a piedi.

Come per magia qualche secondo dopo pare che l’incanto della cerimonia si sia definitivamente rotto, e molti degli invitati alle nozze iniziano a farsi i fatti propri, a parlottare tra loro, alcuni si allontanano anche, dimenticandosi di seguire la novella coppia al monumento ai caduti per le foto di rito. La sposa inizia a innervosirsi per questi comportamenti, che a me però paiono normali, dopo un po’ di anni di esperienza tra i russi. È inutile strepitare e scaldarsi per qualcosa che non si può avere. Invece Anastasia urla per richiamare l’attenzione di tutti più volte, e alla fine riesce a radunare una parte dei presenti sotto la stele che ricorda le persone morte durante la seconda guerra mondiale. Questa è una consuetudine a cui nessuna coppia di sposi si sottrae: depositare i fiori, che abitualmente tiene la sposa tra le mani, subito sulla tomba dei caduti. Le sofferenze della guerra sono ancora vive nel ricordo della popolazione, il trionfo nella guerra a prezzo di più di due decine di milioni di morti ha lasciato il segno. A volte anche le bottiglie di spumante sono deposte sul monumento, ai lati del quale sorgono due cippi bianchi su cui sono impresse due frasi: "nessuno è dimenticato" e "niente è dimenticato".

                                                               


                                                            AMURSTAL. In tram

Oggi il sole splende su Komsomolsk e posso rimanere più tempo all’aperto senza avere la preoccupazione di guardare continuamente il cielo. Da una piazza centrale prendo il tram diretto alla parte settentrionale della città, dove sorge la fabbrica d’acciaio Amurstal, altro luogo dal passato significativo. La linea di binari che corre verso nord è in salita, deve superare un dosso del terreno e perciò non è possibile seguire con lo sguardo i tram che si dirigono in quella direzione. Comunque solo guardare verso nord trasmette un’impressione di vuoto, di abbandono. Sul tram trovo una mezza dozzina di anziane che cantano in maniera gioviale, quasi urlando, sono tutte sedute vicine e sono molto allegre. Una in particolare guida il resto del coro, impostando il ritmo e scegliendo i vari canti. Non mi volto ad osservarle mentre cantano, voglio ricordarmi il loro canto mentre guardo fuori dal finestrino, come se si tratti di una specie di radio del tram. Le canzoni sono tutte gioiose e spensierate, si capisce già dal modo con cui le cantano e rallegrano tutti sul mezzo, tranne un ubriaco che è salito da poco, si è seduto di fianco a me e biascica qualcosa contro le donne. Ha una lanugine bianca che ricopre solo alcune parti del cranio, ma non è paragonabile a dei capelli, sembra più simile a batuffoli di ovatta strappata. Sulla testa e sul naso ha delle ferite fresche e profonde, come dei tagli, il sangue si è appena rappreso sulla pelle formando dei grumi scomposti. Si muove lentamente ma non ha lo sguardo perso nel vuoto, per tutto il resto del viaggio se ne sta in silenzio senza lamentarsi ulteriormente dei canti. Al momento di scendere si alza ma riesce a fare solo un passo, poi rovina a terra come un sacco di patate, senza riuscire ad appoggiarsi da nessuna parte, totalmente inerte. Rimane a terra all’apertura delle porte, le altre persone lo scavalcano mentre lui striscia verso l’uscita, nessuno lo aiuta, ora capisco la causa delle ferite in faccia e sul capo, chissà quante altre volte è già caduto oggi. La donna addetta al controllo biglietti lo insulta urlandogli di starsene a casa se vuole bere, intanto lui riesce ad agganciare il corrimano delle porte poco prima che si chiudano e in qualche modo si rialza e si butta giù dal mezzo, appena in tempo prima che le porte stesse si richiudano dietro di lui.

 

 


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Ultimo aggiornamento: 26-10-09.